Adriano Accattino

Reperibilità dei testi

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Un salto nell'alto

dalla scrittura all’evoluzione in 32 libri

 

 

 

Un salto nell’alto si compone di 32 libri che risultano compiuti in sé e possono leggersi autonomamente, e nello stesso tempo si collegano organicamente in un complesso unitario.
Un salto nell’alto promuove l’autonomia e l’originalità del pensare e introduce a un cammino di evoluzione che porterà l’uomo chissà dove.
La scrittura costituisce lo strumento fondamentale di questa determinazione. Un salto nell’alto mira a contagiarne il lettore mentre di per sé offre un campione di scrittura e di evoluzione.

 

PIANO DELL’OPERA

 

  • VOLUME PRIMO: SULLO SCRIVERE E SULLA POESIA
    • 1. Scrittura d’autore 2. L'uomo-lingua e la poesia 3. Poetico e impoetico
  • VOLUME SECONDO: SULL’ARTE E SULL’OPERA
    • 4. La disfatta dell’opera 5. Una politica economica per l’arte 6. Pensare l'impensabile e altre aporie
  • VOLUME TERZO: SULLA REALTÀ
    • 7. Vertigini sulla realtà 8. La scoperta della complessità
  • VOLUME QUARTO: SULL’UOMO
    • 9. Dolere e piacere 10. Tema supremo 11. L'evoluzione
  • VOLUME QUINTO: SULLE CONDIZIONI FAVOREVOLI E AVVERSE
    • 12. I vantaggi della diffi coltà 13. Potere e potenza 14. Violenza
  • VOLUME SESTO: SULLA PROPRIETÀ E DI ECONOMIA
    • 15. L’amoroso rapporto 16. La proprietà personale 17. Lavoro e consumo
  • VOLUME SETTIMO: SULL’IMPOSIZIONE
    • 18. Il rapporto impositivo 19. Lo spirito estraneo
  • VOLUME OTTAVO: SULLA SOCIETÀ
    • 20. Lo stato 21. Socialismo e tempi nuovi 22. Un'idea di comunità
  • VOLUME NONO: DI POLITICA E DI UTOPIA
    • 23. L’ordine spontaneo 24. I fondali della prepolitica 25. Politica e sogni
  • VOLUME DECIMO: SUL DIVINO
    • 26. Il problema contemplare 27. In cerca di segni divini 28. La carne 29. Risurrezione
  • VOLUME UNDICESIMO: POESIE
    • 30. Memorie private 31. Poesie rubate 32. Ascensioni e precipizi (Scrivere sullo scrivere)

 

 

Volumi pubblicati

 

VOLUME PRIMO: SULLO SCRIVERE E SULLA POESIA

1. Scrittura d’autore

Questo è un libro che parla di libri, una scrittura che scrive sullo scrivere. Tutto muove da una sola idea, tutto si svolge da un'unica distinzione: tra gli scarti che lo scrivere deposita nel suo scorrevole spostarsi e la facoltà bizzarra da cui questi sono colati. Una differenza apparentemente semplice tra libri e scrittura, da cui il mondo viene definitivamente spaccato in due. Che cosa chiedono gli uomini ai libri? Cosa vi cercano? Il divertimento, l'informazione, la sapienza? Il denaro e la carriera? Oppure una guida sicura, un progetto di società perfetta? Ma allora dovrebbero esser fatti di ben diverso materiale i libri! Non si possono affidare a strumenti càrtacei compiti per i quali serve tutt'altra tenacia. Basta poco per capire che al libro ci si può abbandonare solo per viaggi ideali; eppure l'uomo, così apparentemente raziocinante, parte su barche di carta per navigazioni lunghe e rischiose.

I soliti poeti fanno smagrire i lettori: un'idea conciata graziosamente sul piatto, di fianco due olive d'un verde straniero: il lettore ne succhia a lungo gli ossi sognando un'aragosta.

scrittura d'autore

2. L'uomo-lingua e la poesia

La questione della lingua pone la domanda se convenga approfondire la propria lingua originale, considerata la familiarità e la prossimità che ce la rendono disponibile; si articola poi nella considerazione dei risultati e dei vantaggi che da tale approfondimento si possono ottenere; infine restano da esaminare i modi in cui condurre tale studio. L'approfondimento della propria lingua consiste in una consapevole ricognizione delle sue proprietà, per cui chi la usa mentre la usa ne avverte i diversi stati e strati, le connessioni e possibilità. Nulla più allora avviene macchinalmente nell'espressione, ma tutto viene percepito e valutato: ne deriva un incremento nella coscienza del parlante circa le possibilità del suo parlare.

L'uomo lingua e la sua poesia

3. Poesia dell’impoetico

Non è gran raggiungimento essere arrivati a pensare che la poesia si nutre del suo contrario e verso il luogo del contrario si muove e si sviluppa. E nemmeno è gran cosa aver affermato che la poesia attuale è quella che da sé si proclama poesia, mentre tutti, riferendosi ai tipi e agli esempi che in quel momento li orientano, tale titolo non le riconoscono. Se guardiamo alla prima affermazione, le cose non sono così semplici: la poesia non si accontenta di come è né del materiale che ha a disposizione, ma in ogni momento stira e allunga la sua lingua verso le zone che fino a quel momento non ha toccato. Continuamente insoddisfatta di sé, si spinge verso qualcosa che le sta fuori e oltre: dilaga verso l'esterno e le strade che la sua colata può prendere sono molte e imprevedibili. Esiste innegabile questa necessità di movimento e di dilatazione, a cui corrisponde una pari necessità di abbandono e di scarico: mentre la poesia si allarga a coprire e incorporare nuovi spazi, insieme si ritira dai vecchi ambiti ed espelle le vecchie sostanze.

Pochissimi, tra i pochi che frequentano la poesia, sono disposti ad ammettere che l'assoluto impoetico non è la negazione o l'antitesi del poetico, ma ne è la punta avanzata.

Poesia dell'impoetico

VOLUME SECONDO: SULL’ARTE E SULL’OPERA

4. La disfatta dell’opera

Mentre il processo della realtà continua a svolgere in sé tutto quanto gli appartiene, l'arte da un lato imita la realtà assumendone le caratteristiche di complessità, processualità e presenza; da un altro lato se ne differenzia poiché abbandona dietro il suo svolgersi pesanti residui. Rispetto alla realtà, l'arte costituisce così un processo imperfetto che si accende ora qui ora là, investendo uomini infiammati e uomini tiepidi: eppure prosegue questo luccicare di stelle che avvampano isolate, vivide e fulminee. Porsi l'obiettivo di portare l'arte verso la realtà e le sue qualità, significa dunque trascurare le opere, cercare di far sì che l'operare assimili davvero tutto ciò che lo compone, aggiungendo sempre aspetti nuovi o meglio trasformando i precedenti in ulteriori. Sul fronte, in una successione riuscita, brucia l'arte e non restano ceneri: ecco il processo che si svolge e consuma tutto e mentre si manifesta si genera e mentre si genera avvampa come una torcia dalla luce accecante. Ecco il culmine di splendida manifestazione dell'arte che brucia come un sole per una serie interminabile di presenti.

La disfatta dell'opera

 

5. L'Artista nella società e in solitudine

Se si libera dall’ossessione del tempo e dei costi, la produzione si spinge verso la fattura d’arte e sconvolge i principi che governavano la vecchia economia e il vecchio mercato. Cio significa anzitutto che nella produzione d’arte poco incidono i tentativi di globalizzazione e di conquista messi
in atto da potenti gruppi, in quanto vige la propensione alla differenziazione che è l’eterna ricerca del nuovo e dell'originale. I grandi gruppi sono
irresistibili nell’invadere i mercati con i loro prodotti uniformi, ma non sono altrettanto elastici per differenziarli continuamente. La loro forza e potenza li imbarazza nella mobilità poiché sono mastodontici ma poco flessibili e di fronte a una domanda sempre variabile e esigente risultano inefficaci.

L’artista per essere veramente libero nella società non si deve mostrare e per compiere un’opera liberamente efficace e quindi correttiva deve scegliere il segreto e la notte.

L'Artista nella società e in solitudine

6. Pensare l'impensabile e altre aporie

Viviamo nell'incertezza eppure nasce ogni cosa nell'incertezza: abitiamo isole galleggianti che le correnti spostano, cambiando la conformazione dell'arcipelago. Dobbiamo continuamente disegnare le mappe, però, appena solleviamo la punta della nostra penna, esse non sono giappiù fedeli. Un'instabilità dentro e fuori di noi ci sotrrae persino la possibilità di tenere un punto d'osservazione. Stiamo appostati su un punto tutt'altro che fermo. Di una medesima instabilità soffrono i quattro saggi di materia elementare che compongono questo libro: La creatività primitiva, Scrivere e pensare, L'improvvisazione in pittura, La poesia visiva. Dalla loro hanno però la carica intatta di un inizio, la freschezza della marginalità, la sorpresa dell'improvvisazione; hanno fatto esperienza dell'impensabile. Non  abbiamo nulla da temere.

Pensa l'impensabile e altre aporie

VOLUME TERZO: SULLA REALTÀ

7. Vertigini sulla realtà

L'uomo desidera fortemente il nuovo e non vede il nuovo che lo circonda; desidera ardentemente il cambiamento e non vede il cambiamento che lo avvolge. Le sue aspirazioni scrutano lontano e cercano tinte forti, così il trascolorare dei toni, il trapassare tranquillo e impercettibile delle presenze gli sembrano insufficienti. Eppure proprio il tramutare è un processo forte, anche se sfugge alle grossolane misurazioni, ed è un processo inflessibile, nessuno riesce infatti a sottrarsi alla macina che macina. Tutto viene coinvolto nella trasformazione che avanza con molta lentezza e moderazione, ma non rispannia nulla e nessuno. Un cambiamento lento e riguardoso, ma inesorabile e immancabile, trasforma le sostanze e gli stati del mondo; un cambiamento che è in azione anche quando l'uomo dorme o crede di aver edificato l'ordine eterno e perfetto; un cambiamento che non si finisce di apprezzare, tanto sembra adeguato alla reale natura umana; un cambiamento che a passi minimi modifica radicalmente tutte le situazioni, a piccole mosse che si rivelano oltremodo efficaci, a deboli variazioni che una dopo l'altra risultano irresistibili.

Questo libro inaugura un genere nuovo: la ricerca scientifica d'invenzione poetica.

Vertigini sulla realtà

8. La scoperta della complessità

E' difficile attuare una considerazione tanto minuziosa da inseguire il particolare più trascurabile nei suoi minuscoli spostamenti e contemporaneamente così vasta da portare avanti numerose e numerosissime indagini. E’ difficile concentrarsi sul minimo senza perdere il senso delle vaste dimensioni e di un lungo svolgimento. Sembra che le nostre fibre debbano subire un eccessivo stiramento; sembra assalirci un capogiro abissale: stiamo concedendoci a qualcosa d’impossibile e anche spaventoso. Stiamo entrando nel regno della complessità.
Possiamo coniugare ciò che non siamo soliti far andare insieme non capendoci però nulla, oppure non capire nulla tenendo separato ciè che andrebbe considerate insieme.

La scoperta della complessità

VOLUME QUARTO: SULL’UOMO

10. Tema supremo

Si può morire per cose da niente: per un ferro, per una fiamma, per un soffio, per una spina, per un boccone. Un oggetto che vale pochi spiccioli può troncare facilmente la vita di un animale o la vita di un uomo. Un paio di forbici possono recidere la trachea di un pollo e poi servire — nette e brillanti — per un'infinità di lavori casalinghi. Un acino d'uva, che un dito mignolo avrebbe potuto render poltiglia, ha soffocato un fiore di bambina. Dappertutto, nella quasi generalità dei casi, si muore per cose da nulla.

Tema supremo

VOLUME QUINTO: SULLE CONDIZIONI FAVOREVOLI E AVVERSE

12. I vantaggi della difficoltà

Le capacità umane possono estendersi indefinitamente: l'uomo è fatto di una sostanza prodigiosa, debole e vulnerabile, ma in grado di adeguarsi a tutto. Le difficoltà stesse fanno nascere in lui le capacità per affrontarle. Intravedo possibilità entusiasmanti, che naturalmente quando saranno raggiunte dall'uomo non lo soddisferanno più: proprio questa scontentezza preannuncia un viaggio senza fine.

I vantaggi della difficoltà

13. Potere potenza resistenza

Se sono volato verso l'altezza della potenza era per scendere poi alla bassezza del potere; se mi sono involato per elucubrazioni astratte è stato per calare con la pesantezza del piombo a fare discorsi di terra. Ho fatto come certi ballerini che si esercitano con calzature pesanti per guadagnare in agilità: solo che per me si è trattato del contrario, cioè di allenarmi con passi brevi in cui tutti inciampiamo. Ho inseguito la larga potenza per non smarrirmi sullo stretto potere; ho preso le cose da distante, considerato che da vicino tutti si confondono. Tuttavia la posta in gioco è alta poiché il problema del potere, a mio parere, ostruisce il cammino dell'uomo. E allora, per liberarmene definitivamente rivelandolo nella sua miseria e pochezza e incredibile facilità, vedo di raccogliere alcune idee sul potere, contrapponendolo alla potenza.

VOLUME SESTO: SULLA PROPRIETÀ E DI ECONOMIA

15. L’amoroso rapporto

Non si è mai sentita sulla terra un'esecrazione così condivisa, nei confronti di un concetto e di un istituto, come nel caso della proprietà. Trascurando isole di sostenitori oltranzisti delle teorie liberiste (un po' impolverati dalla storia) che si accaniscono a difendere una proprietà esosa, manovrata dalle multinazionali, la stragrande maggioranza dei pensanti ritiene socialmente dannosa, e quindi da "abolire", la proprietà privata. Eppure quello che, secondo noi, continua a difettare è lo sforzo di concepire questo problema in un modo non idealistico ma concreto, che sia accompagnato da una visione del mondo non stravolta da pregiudizi.

Esiste un coraggioso che voglia addentrarsi nel problema della proprietà, "il più grande che possa proporsi la ragione, l'ultimo che essa perverrà a risolvere', come diceva Proudhon?

L'amoroso rapporto

VOLUME SETTIMO: SULL’IMPOSIZIONE

VOLUME OTTAVO: SULLA SOCIETÀ

22. Un'idea di comunità

Grandi pensatori hanno ceduto all'ambizione di concepire l'ordinamento politico del futuro e in tale opera hanno profuso invano la loro energia e sapienza. L'obiettivo proposto non è mai raggiunto, soprattutto nelle questioni sociali, e, quando anche lo fosse, si rivelerebbe inadeguato rispetto a condizioni che nel frattempo sono cambiate. Non esiste comunanza tra la futura sistemazione e il cammino verso di essa: l'abbondanza a venire deve purgarsi con la penuria attuale, mentre i patimenti di oggi troveranno consolazione domani. Ancora l'umanità è vittima di rappresentazioni dilatorie! Un atteggiamento realistico bada alla combinazione dei rapporti e delle forze per l'edificazione del presente: se l'oggi è buono, lo sarà anche il domani; se è insopportabile, certamente insopportabile sarà pure l'avvenire: il sole si alza al mattino sulle terre su cui è calato la sera precedente.

un'idea di comunità

VOLUME NONO: DI POLITICA E DI UTOPIA

23. L’ordine spontaneo

Nei decenni del secondo dopoguerra va combattendosi una lotta sorda tra due opposte concezioni della vita e della società. Si scontrano le differenti mentalità dell'organizzazione e della spontaneità, con il corredo quanto mai variegato di conseguenze che esse riflettono sulla convivenza concreta. Sui campi sconvolti gli uomini s'accapigliano senza immaginare come sia in gioco il loro destino fatale. La lotta decisiva è tra modi inconciliabili di intendere l'esistenza complessiva e la vita singolare di ogni uomo; dipende dall'esito di questo conflitto se per i tempi venturi vivremo soggiogati, oppure potrà inaugurarsi un evo di libertà, Ma ormai dilaga l'esercito dell'idea ordinante. Allo schieramento di fede tetragona si oppongono pochi uomini sparsi: contro le uniformi, a che valgono delle ragioni femminili? In una guerra del genere non si vedono battaglie, non si odono scoppi; non c'è equivalenza nella contesa: si sta combattendo una lotta impari...

L'ordine spontaneo

25. Una politica di sogno

Si immagini un grandissimo lago in mezzo alle terre, a un’ora serotina; un uomo sta seduto in un certo punto della riva e guarda con struggente desiderio (o anche nostalgia: un giorno già vi fu!) le luci delle case lontane e indistinguibili che gli stanno di fronte: in una di quelle abita il suo amore che lo attende. Ogni giorno quell’uomo con accanimento si sposta sulla riva del lago e cammina per raggiungere quella lontana meta e ogni sera guarda con disperato desiderio la sponda baluginante che gli sta esattamente dirimpetto: in quelle case abita il suo amore che lo attende. Ma allora non rincorre l’amata quell’uomo che non smette di muoversi attorno al lago! È evidente: cerca dell’altro, cerca qualcosa che sta alla fine di sé stesso, quando non potrà più correre né camminare.

Qui le prerogative della scientificità non trovano applicazione: siamo nel campo opposto, che può dirsi dell’in-scienza, nel quale può sostenersi di tutto e tutto può confutarsi.

Una politica di sogno

VOLUME DECIMO: SUL DIVINO

26. Il problema contemplare

L'umanità dell'uomo non è un dato di fatto o una conquista definitiva, ma qualcosa che si tocca e poi si perde, che alcuni assumono e altri non raggiungono mai. Lo stato di uomo è assai più della figura eretta pressocché sgombra di peli che ci costituisce: è una condizione spirituale che si acquisisce con lunga fatica. Dentro la forma uomo si contano pochissimi uomini: ma se parlo di contemplare e di ciò che contemplare produce, evidentemente non dispero che la crescita dell'uomo sia possibile. La contemplazione così è una voce dì speranza: l'uomo non è compiuto, ma la contemplazione può compierlo, aiutandolo a vincere le debolezze, le perversioni, le paure, le presunzioni, le superbie, gli eccessi, tutte le bestialità insomma.

Il problema contemplare

27. In cerca dl segni divini

Si può cercare di trarre il divino a sé, concependolo secondo le proprie aspettative, rivestendolo di forme familiari e soprattutto facendone quasi un genio servizievole, preoccupato del nostro bene e a questo del tutto dedito. Un difetto incarnato dell'uomo è piegare ogni cosa a proprio beneficio: nel caso del divino, la sfrontata stortura non mira a procurare vantaggi materiali, almeno direttamente, ma a produrre effetti ideali di consonanza con il mondo e la realtà: quando il divino è umanizzato, l'uomo diventa il tranquillo signore della terra che gli è affidata e di cui può godere e disporre illimitatamente.

Solo da scritture arrischiate, che qualche volta sono sfiorate dalla poesia, ci si può attendere qualcosa di letteralmente astratto.

In cerca di segni divini

29. Risurrezione

La risurrezione dei morti alla vita, come se la morte non fosse mai passata e non avesse compiuto i suoi sconquassi! Ma la morte è l’ultimo atto di un deterioramento lungo e protratto: sopraggiunge quando la sconfi tta della vita è già avvenuta e sono recisi tutti gli appigli per cui essa potrebbe proseguire. Una risurrezione come semplice rimessa in vita sarebbe vana, perché subito il risorto, riportato alla sua precipitosa condizione, morrebbe di nuovo. Un incidente può stroncare improvvisamente il più forte dei giovani: la risurrezione dovrebbe riportarlo a prima della disgrazia, che dovrebbe poi essere cancellata; se gli rendesse la vita nelle condizioni dopo la disgrazia che l’ha fulminato, un nuovo decesso sarebbe inevitabile. Allo stesso modo, nel caso di un anziano malandato, la risurrezione dovrebbe cancellare un percorso già lungo di decadimento. Così ne deriva che la risurrezione non risveglierebbe l'uomo com'era immediatamente prima della morte, perché subito di nuovo questa lo ghermirebbe, ma lo restituirebbe a condizioni non irrimediabili anche di molto tempo prima della morte.

Questo libro m'impensierisce per il peso dei pensieri che dispensa.

VOLUME UNDICESIMO: POESIE

30. Memorie private

Sapevo che non era morto ma stava riparato da qualche parte. Si presentò dietro il vetro della porta, leggermente ingrassato. La stanza dove stavamo era più bassa di quattro o cinque scalini. C'erano con me sua sorella Rita, lucci, figlia di Ginota, e poi Anna, figlia di Maria. Stavamo aspettando e lui scese. Gli andai incontro e lo strinsi in un abbraccio. Lui disse: "Tra qualche giorno dovrò partire di nuovo", e io gli dissi: "Resta ancora perché abbiamo bisogno di te". E piangevo.

Memorie private

31. Poesie rubate

Gli autori si servono di altri autori da sempre: ciascuno può attingere dove vuole e dichiarare o non dichiarare il proprio prelievo. Penso che tutto sia ammissibile per una ragiohe fondamentale: dopo che si è compiuta la sottrazione, il testo è ancora quel che era prima. Anzi, i libri davvero utili sono quelli più spietatamente manomessi ecco un segno del loro valore e della loro utilità: quanto più sono saceheggiati tanto più restano intatti e addirittura crescono. Mando dunque assolti tutti gli imputati di furto letterario e ideale.
PLAGI, TRADUZIONI INFEDELI, USI IMPERTINENTI DI TESTI ALTRUI CON ALTRI ABUSI E TRADIMENTI

Poesie rubate